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La possibilità di “sperimentarsi” in gruppo

Da circa un mese sto conducendo un gruppo esperienziale, con cadenza quindicinale, rivolto ad adolescenti di 15-16 anni.
I gruppi esperienziali sono rivolti a coloro che vogliono sperimentare in prima persona l’esperienza condivisa dello stare in gruppo.
Non si pongono scopi terapeutici, ma esclusivamente conoscitivi ed esplorativi, consentendo l’individuazione e il riconoscimento dei fenomeni gruppali a partire dall’esperienza vissuta. 
Esso può essere rivolto a categorie specifiche (ad es. studenti di vario livello, persone che sperimentano una particolare situazione come ad esempio neo-genitori o una fase di vita come l’adolescenza) e può avere come focus un tema specifico (ad es. dipendenza da sostanze, cibo, gioco; relazioni affettive, etc).
I partecipanti si scambiano esperienze personali, esprimono disagi e difficoltà, avendo la possibilità di apprendere dall’esperienza pratica e dal confronto con gli altri anche le altrui modalità con cui vengono affrontate problematiche simili. 
La conduzione del gruppo è affidata ad uno psicoterapeuta che facilita la comunicazione circolare tra i membri, stimolando l’espressione dei contenuti emozionali profondi.
Ciò che purtroppo non è facile da raccontare e l’aria che si respira in queste situazioni, dove un insieme di individui sconosciuti, che si sono incontrati in un contesto sconosciuto, invitati lì per lavorare su di sé con una sconosciuta, cominciano a diventare un “gruppo” cioè un insieme di persone che condividono uno spazio fisico e un momento di vita fatto di esperienze, emozioni, aspettative e intenti. Che si espongono, aprono il loro cuore in cerca di aiuto, comprensione e accettazione.
Nell’ultimo incontro uno dei ragazzi ha voluto condividere con gli altri ciò che era riuscito a focalizzare da quando partecipa al gruppo: 
“Ciò che sto capendo da questi incontri e su cui rifletto è il fatto che a volte non è necessario risolvere tutto e subito ma che trovare il coraggio per fronteggiare quello che c’è, anche se è doloroso, con gli strumenti che in quel momento ho, mi fa sentire meno ansia e qui ho imparato anche a sentirmi meno solo con il mio problema”.
Questa non è magia ma la storia di un passo verso la crescita personale.

 

Dr.ssa Miriam Vitucci

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