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A CACCIA DEL COLPEVOLE!

Ho letto decine di articoli negli ultimi giorni sulla vicenda di Corinaldo.

L’opinione pubblica, col piglio spietato e carico di risentimento che solitamente riserva alle tragedie e, più o meno in generale, alla cronaca tutta, è scesa in campo dividendosi in fazioni, con un unico grande obiettivo: trovare un colpevole!

Sul banco degli imputati abbiamo diversi soggetti con altrettanti capi d’accusa.

 

- Il gestore del locale e gli organizzatori della serata, accusati di essersi comportati da avidi e spregiudicati, avrebbero violato le norme di sicurezza consentendo l’ingresso ad un numero di persone di gran lunga superiore alla reale capienza del locale. Ad avvalorare la tesi, si aggiunge la mancata apertura delle uscite di sicurezza, il crollo della balaustra, l’usura delle condotte di aereazione e infine il doppio impegno del cantante in due città, peraltro, distanti;

 

- I buttafuori, accusati di negligenza, avrebbero lasciato entrare tutti senza effettuare gli opportuni controlli per sostanze, alcol e armi e avrebbero, inoltre, mal gestito le operazioni di fuga nel momento del pericolo;

 

- il cantante Sfera Ebbasta, accusato di essere diventato l’idolo dei teenegers avvicinandoli con la sua musica ad un mondo fatto di sesso, droga, alcol e soldi lanciando messaggi deprecabili per una crescita sana;

 

- I ragazzi, accusati di aver utilizzato lo spray al peperoncino, descritti come delinquenti e presunti assassini che girano per la città terrorizzando i loro coetanei;

 

- Le famiglie, accusate di aver depauperato la ricchezza del loro ruolo autorevole nei riguardi nei figli per lasciare il posto ad una accoglienza amichevole e poco rassicurante fatta di troppi , qualche ni poco convincente e rarissimi no.

 

E’ evidente che ce n’è per tutti i gusti.

Come è evidente che tutti gli imputati cerchino di difendersi scaricando sugli altri la colpa.

Dilaga il bisogno di alleggerirsi puntando il dito altrove.

Siamo certi che in tribunale, a seguito delle indagini in corso, verrà stabilito chi dovrà pagare da un punto di vista legale.

 Da un punto di vista personale, invece, questo servirà ad assolvere davvero tutti gli altri?

 

Due psicologi americani (Latané e Darley) hanno parlato già nel lontano 1964 di un fenomeno chiamato “diffusione della responsabilità” per mezzo del quale accade che in presenza di altre persone ognuno di noi tende a pensare che non sia proprio suo compito intervenire ma lo farà qualcun altro. Il fenomeno è anche chiamato, per tale ragione, “sindrome dello spettatore” perché quando in una situazione di emergenza, ci sono molte persone che potrebbero agire, ognuno tende a delegare a qualcun altro l’iniziativa.

In terapia spesso ci troviamo a lavorare con i nostri pazienti affinché possano imparare a distanziarsi dal termine “colpa” incuriosendosi di più a quello di “responsabilità” che di fatto ci apre scenari nuovi e diversi che hanno poco a che fare con i giudizi rispetto all’inadeguatezza, all’indegnità e all’essere più o meno all’altezza di una situazione, e molto hanno a che fare, invece, con il potere che abbiamo sulla percezione delle nostre stesse azioni.Intrappolarci in sentimenti di colpa verso noi stessi o attribuzioni di colpa verso gli altri non ci consentirà di crescere. Fare luce sulle proprie responsabilità, invece, ci restituisce la possibilità di analizzare le nostre azioni, prevederne le conseguenze e aggiustare il tiro ogni volta che lo riteniamo opportuno.

 

Una ragazza di 17 anni oggi, facendo riferimento alla vicenda di Corinaldo, mi ha detto:

 << Dottoressa mi sento confusa. E’ difficile fare i genitori, se fossi in loro non saprei che dire a mio figlio>>.

La sua tenerezza, mista all’innocente preoccupazione di mettersi in panni che non sono i suoi, ci racconta quanto sia necessario che gli adulti sappiano assumenrsi la responsabilità di essere realmente punti di riferimento.

 

Dr.ssa Laura Arena

 

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