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I disturbi della programmazione motoria: le Aprassie

Le funzioni prassiche sono quelle funzioni cognitive che ci consentono di compiere gesti finalizzati ad uno scopo e di conseguenza ci consentono di agire nell’ambiente.

Sono funzioni poco conosciute, perché un loro disturbo si evidenzia comunemente solo quando, a seguito di una lesione cerebrale o di patologia neurodegenerativa, si chiede ad una persona di compiere un gesto con consapevolezza.

Normalmente, un gesto abituale è compiuto senza attenzione né consapevolezza, mentre un gesto nuovo richiede una buona dose di intenzione, attenzione e controllo delle sequenze motorie, che va a scemare man mano che il gesto diventa abituale.

Compiere una nuova azione richiede l’apprendimento di un piano motorio mentale che va eseguito. Uno degli esempi più comuni è la guida di un’auto: inizialmente bisogna esercitare un grande controllo per imparare i gesti in maniera corretta e non arrecare danni; successivamente, con la pratica, le sequenze motorie diventano automatiche e il controllo si riduce.

Le Aprassie sono dunque un disturbo che va a colpire il comportamento motorio, in assenza di disturbi motori, di senso e di coordinazione e che interessa gli schemi motori già acquisiti e compromette l’apprendimento di nuovi schemi.

I disturbi della programmazione motoria subiscono notevolmente la dissociazione tra automatico e volontario per cui la vita quotidiana non risulta limitata dal deficit che, tuttavia, emerge in una situazione come quella di un esame neuropsicologico dove l’intenzionalità è elevata.

Si distinguono diversi tipi di Aprassia: si parla di Aprassia Ideativa quando si verifica una difficoltà nel rappresentarsi mentalmente la sequenza motoria (il paziente non sa cosa fare) e nel riconoscere un gesto osservato, ma che può essere riprodotto su imitazione. Si parla, invece, di Aprassia Ideo-Motoria quando il soggetto conosce consapevolmente la sequenza motoria ma non riesce a tradurla in uno schema motorio adeguato (non sa come fare).

È possibile distinguere le Aprassie anche in base ai distretti corporei coinvolti; avremo dunque l’ Aprassia Bucco-Facciale quando sono coinvolti i movimenti del viso, l’Aprassia della deambulazione, che è invece specifica dei movimenti utili alla deambulazione.

Infine, è possibile riscontrare quella che viene definita Aprassia dell’abbigliamento, ossia difficoltà specifiche nell’uso degli indumenti, per cui i pazienti affetti da tale disturbo non riescono a vestirsi da soli né a scegliere adeguatamente gli indumenti da indossare.

Un esame neuropsicologico approfondito può rilevare la presenza di Aprassie e fornire il punto di partenza per un percorso riabilitativo

Dott.ssa Cinzia Guida

Psicologa Psicoterapeuta

#alchimiesenior

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